E' uscita presso BLU DI PRUSSIA Editrice di Piacenza http://www.bludiprussia.it/ la mia raccolta di poesia L'inchino del predone a cura di Eugenio Rebecchi.

30.
appello d’oltre strazio
poter vincere
la rena ad incudine di sguardo.
amami con una vena di disciplina
con una fuga in meno
con un ventaglio di miti.
strappami il petto con un bacio
di rispetto con un inno di pace.
disponi aureole mettimi in giostra
con il sangue che sorride.
sii l’amante comico del pane
l’attento giorno di farmi restare
dentro la gerla della litania.
il corso giaccia pargolo alla gola
altare di ricami seduttori.
31.
16.
cantuccio di elemosina la sposa
guardata a vista dall’eremo
del rantolo. dove domani il refrigerio
è favola. qui nel patibolo che ruba
le elemosine il silenzio del pargolo
corrotto. accosto accosto le sfingi
delle guance queste vedette tenui
di vento e le restie comunque. ora
ti chiamo adito alla sera per fingere
di nascere. le tue macule si curvano
turbate dal branco della bara.
17.
95.
in uno sterpigno di passi si recide
il verso. solatia la vendetta della calce
imprigiona il dove la vedetta della sera
credeva di crepare credendo, vedendo.
festuca di stupore il qui torpore
antico nelle classi. rimane la botola
del cielo con la rovina del viso a dondolo
col sole pessimo. qui la terra è sempre
piena di precoci indizi. ride la sveglia
l’acido delle cinque di mattina.
96.
in un giorno di catapulta ho perso
l’indice del fiocco di come si fa
l’aurora sotto l’abaco del coma.
Destarsi è farsi gli occhi opachi, come il pesce a volte…
*****
… la strega che passa perché una fata è passata. Ogni lenzuolo (sebben lavato fino allo strappo) conserva.
da Gian Paolo Guerini
“Oximoron per un amore”
d’imperio morirò come una rissa
in un taccuino di soqquadro
quasi in diverbio curvano le luci
ricerca d’erba sotto la neve.
maestà di pane si abbozza
il cipresso del desiderio.
sudario partigiano
sto in stento. tu promettimi un annullo
verso la storia che mi sta svenando
mestiere di costato nudità d’arreso.
un cuore di attrito la tua beffa
facilitata da in lucchetto
in triste stato di ruggine infarcito
spenzola. zolla di credito il tuo sorriso
bello nella zona del tunnel.
qui se ti basta fare l’elemosina
su te stesso pronubo. amena sarta
ti sia la fine nuda di bora, espatrio
del boia.
...
la caduta
del cuore di fronte all'apparire
di due che vanno stretti: io tra di loro
prendo dall'uno all'altro
un amore per me.
labbro di avventura giorno di allegrie
simposio al tavolo del sole
prestare il viso al volo del grillo
in mano alle fessure del futuro.
tu mi accordi i dazi e le scoperte
se senza peso sono la cometa
l’incontro con la gioia della venia.
introno alle sventure della rotta
so far colare le ciliegie piene
le ben curate aureole dell’oasi.

Audio pubblicato da setadiporpora
81.
a corto di rugiada la tattica
del fato. una dimensione d’ernia
da far paura al piatto. quale elemosina
giubilare la tua dimensione
al tatto? in un mare di filastrocca
la vera ressa al fatto. resine convinte
celebrano l’ultimo albero.
l’albeggiare conserto con la sera
giara sapiente l’olio santo
una promessa rara.
dove sei non so se la promessa
è una piramide tirannica.
in passato un’eclissi elemosiniera
seppe il ristagno del fato. tu da oggi
sei l’oltre del panico consorte.
mi va di dormire per sempre
sulle sponde dell’acqua
sulle pantofole del foro italico.
82.
E io sentirò sempre, come i grandi maledetti, che è meglio pensare che vivere.
71.
nel soqquadro della sponda la fionda
dell’ulivo a far di bello il dado
della sorte. e te che vai sul dondolo
a dormire un fato di disinganno
la gola bella delle fole di mattina.
ma non basta un greto di filastrocca
qui sulla foggia del gridato stato
la ronda del sillabario che non parla.
invano il varco fugge le bugie delle comete
queste signore in meta alla riviera
quasi a dire l’oasi del fungo.
un gomito d’acqua partì senza ristagno
le vedovanze miti delle suole.
72.
65.
amami con lo spettro dell’aurora
qui nel quartiere che sperona le finestre
senza pace.
66.
58.
correre la diffidenza dell’aurora
andare oltre la mania del nero.
inverno di trapasso questo letto
fermo nel vano delle pietre.
in cerca di germogli questa moina
lenta lenta in far di quercia.
ma non basta l’elemosina del ponte
per rammendare un’ostia di vendemmia
un estro di convitto. tu da qui ti esuberi
verso la stella che non tocchi.
59.
finché Dio lo soccorre con l'assenza
Friedrich Hölderlin
traduzione di Enzo Mandruzzato
44.
sono alla rete dell’elementare
arrivo svolto con pazienza
tanto per un po’ morire. rido la stizza della posta
che reclamizza un alfabeto
ebete aggiunto àncora di capienza
loco di non capire.
l’atrio faraonico non può dedurre
la nicchia del coma.
da domani entro in comitiva
per fingermi amico di diario
di uno qualsiasi.
le sporte delle nuvole non
favoleggiano niente: ti ricredi
e finalmente trovi il tempo
di non essere né computer né gerla
da passeggio per il ritorno in nodo
di tana alla casupola che sei
senza i servizi primari che mandano
a nozze il riposo con il sostegno
del fatto di spiare le regole del danno.
45.
39.
non voglio darti illusioni né cose di sconfitta
in questa serra malsana dove bivaccano
le botole che vincono. il coro dei tifosi
sembra un eremo al confronto del cielo
quotidiano
cielo. non bestemmio la ciotola
ma il suo sopruso dentro le scartoffie
della questura superiore o questua.
prete di ciotola dammi o toglimi questa
mitraglia di altari nelle tare di pece.
40.
31.
prendimi dentro di te
amico di sconcerto.
frullami con le giostre di chi
non sa cantare. nella penombra
del petto urlami il mito della nebbia
quella bravura che sporge da chissà
che apice. svuota con me le cantine
fannullone che premiano le logiche
inesatte. saette e tuoni in un’armilla
al gioco! nei fuochi fatui dell’alfabeto
piange il chiodo di dondolare il giorno.
32.
26.
viottoli di stasi gli acrobati
sanno capire gli abusi delle frottole
queste vendemmie in pece.
insanie di fiori finti
questo stantio panico di sale
verbale sul dissesto delle scale.
se t’improvvisi bar risacca o porto
un gran pagliaccio di te il finalmente
sano e bello! nel trabiccolo d’osso
il tuo badarti. alla balìa del refolo
sia l’ospizio del censore che immutato
sorge e sporge per le spoglie del tratto.
27.
24.
le durezze del veto
a far da catapecchia
questa istanza d’agape
premessa e rondinella
pane del perno che non sa
creparsi. malo albore l’opera
del fango prìncipe cimelio
dell’intero. in terra senza
rotta di malia questa nomea
laddove più non sento
che docile la scia della condanna.
25.
11.
le eresie del vuoto
la chiave scarna che dischiude l’ombra
la brevettai bambina appena civica.
12.
124.
appendimi alla cena degli acrobati
al barcollio della neve
quando di guardia la farfalla
libera la dacia per farne coriandoli.
inzuppa il sicario in un carico
di fango, la gola del comandante
ingorga di nodi ingordi. al confine
del tarlo rimandami le voci
di chi fidò un’aureola di mani
ma avvenne il leggio del vuoto
scempio. l’ìmpari festeggi
di non venire al mondo.
125.
123.
buttar chi sei in un concorso d’astri
le disperate fanciullaggini delle scale.
124.
114.
sei carne di un perno
senza nome nella sostanza
della palude. lutto e canestro
stempiano lo strazio
avanzo di tempo
di sterminio. le spalle mitiche
del cane abbandonato nella
canicola. coma di autunno
il tatto di scovarti intento
a farti un’ulteriore maschera
oltre la persona per scampare
al palio del cavallo azzoppato.
oh fato ìmpari prenditi per mano
nella sconnessa balìa chi sei.
115.